LA SETTIMANA LAVORATIVA CORTA, A CHE PUNTO SIAMO?

Di recente la discussione sulla settimana lavorativa corta ha guadagnato terreno anche in Italia, con un crescente interesse verso modelli di lavoro più flessibili ed equilibrati. La settimana lavorativa corta, spesso definita come un periodo di lavoro inferiore alle tradizionali 40 ore settimanali, ha suscitato dibattiti su come possa influenzare la produttività, il benessere dei dipendenti e la qualità della loro vita.
La discussione, impensabile fino ad alcuni anni fa, può essere considerata come una delle eredità del periodo pandemico, in cui molte aziende hanno adottato modelli di lavoro più flessibili, dal lavoro da remoto, ad orari ridotti o settimane lavorative più corte, per adeguarsi alle nuove esigenze imposte dalla crisi sanitaria. Proprio da ciò, superata l’emergenza, è derivata una maggiore consapevolezza di molti dei possibili vantaggi che la stabile realizzazione di un migliore equilibrio tra vita professionale e personale potrebbe determinare.
Uno dei principali vantaggi associati alla settimana lavorativa corta è il potenziale miglioramento della qualità del lavoro. Riducendo il numero di ore trascorse al lavoro, si mira a promuovere una maggiore concentrazione, efficienza e produttività durante il tempo trascorso in ufficio.
Tuttavia, la transizione verso una settimana lavorativa più breve comporta sfide e considerazioni specifiche. In primo luogo, è fondamentale valutare come questa modifica influirà sulla produttività complessiva delle aziende e sull’economia nazionale, ragione per la quale, come per ogni sperimentazione, è essenziale analizzarne attentamente gli impatti a lungo termine.
È inoltre importante rilevare che il settore di attività dell’azienda e la natura dei profili lavorativi coinvolti, nonché (e forse soprattutto) le dimensioni dell’impresa, influiscono o possono influire sulla possibilità di introdurre (e con esiti positivi) una settimana lavorativa corta.
Va detto che alcuni paesi hanno già da tempo sperimentato o adottato modelli di settimana lavorativa corta, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei dipendenti, aumentare la produttività o affrontare sfide specifiche del mercato del lavoro. Ad esempio, in Svezia diverse aziende sperimentano orari di lavoro più brevi per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e personale. In Nuova Zelanda alcune aziende hanno sperimentato la settimana lavorativa di quattro giorni, registrando risultati positivi in termini di soddisfazione dei dipendenti e produttività. Ed ancora, in Giappone alcune aziende hanno introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni per affrontare problemi come il sovraccarico di lavoro e il burnout (finalità che non è detto si realizzi concentrando la prestazione lavorativa, che dovrebbe essere quantomeno la medesima in termini di produttività, in minor tempo). L’Islanda, da ultimo, ha attirato l’attenzione internazionale, sperimentando la settimana lavorativa di quattro giorni con successo.
In Italia la discussione sulla settimana lavorativa corta non può prescindere dal coinvolgimento delle parti interessate, ovvero datori di lavoro, dipendenti e sindacati. La creazione di un dialogo aperto e la collaborazione sono essenziali per sviluppare soluzioni sostenibili e adattabili alle esigenze specifiche del contesto italiano e soprattutto del singolo contesto aziendale.
Va detto che ad oggi sono stati essenzialmente grandi gruppi ad introdurre sperimentazioni di settimana lavorativa corta.
Ad esempio, il Gruppo Volkswagen ha deciso di attuare il modello della settimana lavorativa di quattro giorni per i propri dipendenti. Dopo lunghe trattative, l’accordo raggiunto ha previsto che l’orario di lavoro più breve non comporta una riduzione dei salari, ma addirittura un loro aumento. In particolare, il personale alternerà la settimana di cinque giorni a quella di quattro, riducendo il numero di giorni lavorativi di 22-31 giorni all’anno, a seconda dei turni.
Dal 1° gennaio di quest’anno anche Intesa Sanpaolo ha introdotto l’opzione, su base volontaria, di una settimana lavorativa più breve, composta di quattro giorni. In questo caso, la giornata lavorativa dei quattro giorni settimanali è di nove ore anziché otto, il che equivale a ridurre la settimana lavorativa a 36 ore.
Lavazza, dal canto suo, già dal novembre 2022 ha reso più flessibile lo smart working, consentendo ai dipendenti di lavorare da casa fino a 10 giorni al mese, anche consecutivi, e poi ha implementato la settimana lavorativa corta dal lunedì al giovedì, consentendo di uscire prima per 15 settimane da maggio a settembre.
Più di recente gli accordi Lamborghini e Luxottica hanno introdotto, in via sperimentale e volontaria per alcune migliaia di lavoratori, il modello della settimana lavorativa corta, con possibile estensione di tale modello anche ad una platea più estesa di lavoratori.
Essilor Luxottica, in particolare, ha firmato un accordo triennale che copre gli anni 2024-2026. I lavoratori degli stabilimenti in Italia potranno optare dal 2024 per un nuovo modello di settimana lavorativa ridotta,
ad alternanza tra settimane di 5 giorni lavorativi e settimane di 4 giorni, con il venerdì non lavorativo (per venti settimane l’anno). Questo nuovo sistema sarà prima testato in reparti e aree produttive di alcuni stabilimenti, per essere così valutato. Quattro giorni di lavoro a settimana ma a salario invariato: è questo, in sintesi, l’esperimento su base volontaria di Luxottica, che prevede al contempo la compensazione dei venerdì non lavorati con i permessi retribuiti usufruibili dal dipendente, mentre le giornate eccedenti il
monte dei permessi saranno a carico dell’azienda.
I predetti accordi ci dicono come sia opportuno innovare su base volontaria e sperimentale, onde verificare gradualmente e in concreto i risultati ottenuti in termini di produttività aziendale – valore che sembra sempre più svincolarsi dal concetto di durata della prestazione – e, dal lato dei lavoratori, il valore aggiunto che la ridotta prestazione lavorativa può apportare alla coesistenza tra vita privata e lavoro.
In conclusione, la settimana lavorativa corta in Italia rappresenta un argomento di attualità che richiede una riflessione approfondita e una valutazione ponderata degli impatti potenziali. Con ogni probabilità, l’equilibrio tra le esigenze delle imprese e il benessere dei lavoratori sarà fondamentale per guidare qualsiasi cambiamento significativo nel panorama lavorativo italiano. Pertanto, è essenziale gestire il processo attentamente per massimizzare i vantaggi e minimizzare gli svantaggi. E l’esito dipenderà fortemente dai suoi protagonisti, dalla cultura aziendale e dalla sua corretta implementazione.

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